18 dicembre 2010

commissione paritetica sulla vicedirigenza del MIBAC - scheda riassuntiva


PREMESSA

Nell’ambito del progetto di riforma della PA., partito intorno agli anni ’90 del secolo scorso con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza e di ridurne i costi, è stata attuata quella che, con termine atecnico, è indicata come la c.d. privatizzazione del pubblico impiego, ossia la parificazione, sotto il profilo normativo e tecnico-operativo, del lavoro pubblico con quello privatistico.

La scelta del legislatore di operare in questo senso è scaturita dalla percezione che buona parte delle disfunzioni dell’organizzazione e dell’azione amministrativa fossero addebitabili ad un regime normativo troppo rigido e garantista per il lavoratore pubblico e che, quindi, l’applicazione di principi e criteri mutuati dal mondo privatistico avrebbe prodotto effetti positivi sull’efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa.

Al fine di spingere sempre più nella direzione di realizzare un’organizzazione pubblica efficiente ed efficace e della separazione tra politica ed amministrazione, è stata attuata anche la riforma della dirigenza e la creazione della vicedirigenza che dovrebbe rappresentare l'area dei quadri direttivi dell'Amministrazione italiana, al pari di quanto previsto nel mondo del lavoro privato.

La vicedirigenza viene introdotta nell’ordinamento pubblico dalla c.d. legge Frattini (legge 15 luglio 2002, n. 145, recante “Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato”), che ha aggiunto al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, contenente “Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, l’art. 17-bis, rubricato Vicedirigenza .

Detta disciplina, sebbene prevista dal 2002 da norma di rango primario, non ha ad oggi trovato attuazione.

La mancata attuazione è stata qualificata dal tribunale di Napoli (sezione lavoro, nella sentenza del 3 febbraio 2009) condotta inadempiente e come tale viene percepita da quei lavoratori pubblici che troverebbero nel compimento della previsione normativa il riconoscimento dell’impegno sempre più articolato che si richiede ai funzionari pubblici e vedono negata la loro posizione e professionalità dall’inadempimento dei rappresentanti delle parti contrattuali.

Ciò ha determinando un susseguirsi di contenziosi sul valore precettivo o programmatico della norma, peraltro decisi in maniera non uniforme dai giudici e conseguente diversità di comportamenti anche nella pubblica amministrazione, tant’è che alcune Regioni hanno già istituito la nuova area (Puglia, Liguria, Sicilia).

STATO DELL’ARTE

L’art. 17-bis del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nel testo attualmente vigente, stabilsce: “ La contrattazione collettiva del comparto Ministeri disciplina l'istituzione di un'apposita separata area della vicedirigenza nella quale è ricompreso il personale laureato appartenente alle posizioni C2 e C3, che abbia maturato complessivamente cinque anni di anzianità in dette posizioni o nelle corrispondenti qualifiche VIII e IX del precedente ordinamento. In sede di prima applicazione la disposizione di cui al presente comma si estende al personale non laureato che, in possesso degli altri requisiti richiesti, sia risultato vincitore di procedure concorsuali per l'accesso alla ex carriera direttiva anche speciale. I dirigenti possono delegare ai vice dirigenti parte delle competenze di cui all'articolo 17”.

L’art. 10 comma 3 della legge 145 del 2002 stabilisce che: “la disciplina relativa alle disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 17, che si applicano a decorrere dal periodo contrattuale successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, resta affidata alla contrattazione collettiva, sulla base di atti d’indirizzo del Ministro per la funzione pubblica all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) anche per la parte relativa all’importo massimo delle risorse finanziarie da destinarvi”.

Pertanto, l’art. 10 ha rinviato la regolamentazione dell’istituzione di una nuova area al periodo contrattuale successivo a quello in corso, il 2002, essendo la data di entrata in vigore della legge quella di luglio 2002. Quindi, il periodo contrattuale successivo sarebbe andato a coincidere con il quadriennio successivo, 2006-2009.

In data 15-3-2006 il Dipartimento della funzione pubblica ha emesso l’atto d’indirizzo per il contratto collettivo nazionale quadro sulla definizione dei comparti di contrattazione collettiva delle amministrazioni dello Stato per il periodo 2006-2009,stabilendo che l’ARAN nell’occasione della stipula del presente contratto quadro dava attuazione a quanto previsto dall’art. 7 comma 3 della legge 145 del 2002 in ordine alla costituzione di un’apposita area per il personale della vice dirigenza

Nell’attuale fase di contrazione delle risorse, il legislatore è intervenuto in materia con una norma di interpretazione autentica finalizzata a produrre risparmi di spesa. Si tratta della legge 4 marzo 2009, n. 15 (recante “Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti”) che all’art. 8 prevede una “Norma interpretativa in materia di vice dirigenza” che recita: “L'articolo 17-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che la vicedirigenza è disciplinata esclusivamente ad opera e nell'ambito della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione costitutiva al riguardo. Il personale in possesso dei requisiti previsti dal predetto articolo può essere destinatario della disciplina della vicedirigenza soltanto a seguito dell'avvenuta costituzione di quest'ultima da parte della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento. Sono fatti salvi gli effetti dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge.”

In ordine all'art. 8 della L.n. 15/2009, norma c.d. interpretativa, sottolineato chesolo in questa ipotesi l’applicabilità avrebbe efficacia retroattiva, si rileva che tale disposto conferma semplicemente il profilo dell’art. 39 della Costituzione, sottolineando la funzione di rappresentanza delle OO.SS. (di ambo le parti) alle quali è demandata la funzione di contrattazione collettiva come compito esclusivo.

Infatti, appare evidente che la norma menzionata possa attribuire alla contrattazione collettiva la regolamentazione materiale della vice dirigenza ex art. 17 bis Dgls 165/01, mantenendo comunque la natura precettiva prefigurata dal legislatore del 2002 e non semplicemente la ratio programmatica.

Il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (di Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.) non ha modificato l’art. 17 bis delD.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, che resta ad oggi la disciplina fondamentale.

L’art. 17-bis stabilisce che “ La contrattazione collettiva del comparto Ministeri disciplina l'istituzione di un'apposita separata area della vice dirigenza”.

La previsione in un norma di rango primario di “un’apposita area separata” per la vicedirigenza rappresenta la volontà del legislatore di non ricomprendere questa categoria nel Contratto di comparto, bensì in una contrattazione specifica, nell'impossibilità di definire il rapporto di lavoro del personale direttivo mediante gli strumenti utilizzati dal contratto del personale livellato, in quanto il personale direttivo espleta compiti più vicini a quelli del dirigente piuttosto che a quelli degli impiegati.

In ordine all'attività istituzionale tesa alla predisposizione degli atti di indirizzo all'Agenzia per la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni, ai fini dell'istituzione dell'area della vice dirigenza, il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, con risposta scritta, pubblicata lunedì 1 marzo 2010 nell'allegato B della seduta n. 291 all'Interrogazione 4-05740 presentata da Luigi Bobba, ha precisato che “il Dipartimento funzione pubblica, in qualità di comitato di settore, ha adempiuto attraverso l'emanazione di un apposito atto di indirizzo all'Agenzia per le rappresentanze delle pubbliche amministrazioni, del 15 marzo 2006 (atto quadro sulla composizione dei comparti di contrattazione), in cui era contenuta una precisa indicazione per la costituzione dell'area vicedirigenziale nel comparto Ministeri. Analogamente si è disposto attraverso l'atto di indirizzo del 7 maggio 2007, relativa al Contratto collettivo nazionale del lavoro del comparto Ministeri 2006-2009”.

Poiché secondo la norma interpretativa dell’art. 17 bis la contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento “ ha facoltà di introdurre una specifica previsione costitutiva al riguardo” e preso atto dal sito ARAN (comunicato del 21 settembre 2010) che è in corso la trattativa relativa al contratto collettivo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione e aree dirigeziali triennio 2010 – 2012, appare urgente sollecitare l’Amministrazioni e le OOSS perché avviino la trattativa per l’istituzione dell’apposita area.

In proposito, vanno verificate le resistenze delle parti sociali e considerate le possibili ripercussioni per l’Amministrazione e per le rappresentanze sindacali.

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto sopra esposto si invita perciò l’Amministrazione ad attivare la procedura per l’avvio del confronto con le OO.SS., come da normativa vigente.

SENTENZE FAVOREVOLI

Sentenza Tribunale Sentenza Tribunale di Roma n.4399/08;

Sentenza Tribunale di Roma n. 12847/2009;

Sentenza Tribunale dell’Aquila 229/10

Sentenza Tribunale di Napoli n. 1276/10 del 19.1.2010

UNA LINEA INTERPRETATIVA SEGUITA DAL TRIBUNALE DI ROMA, CHE DISAPPLICA LA LEGGE 15/2009 E RICONOSCE LA TITOLARITA' DELLA VICEDIRIGENZA COME DIRITTO SOGGETTIVO, RIMETTE TUTTO IN DISCUSSIONE.
INOLTRE LA SENTENZA n. 229/2010 del Tribunale di L'Aquila, del 7 luglio 2010, ha accolto il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e per l'effetto ha dichiarato il diritto dei ricorrenti a essere inquadrati nell'area della vicedirigenza di cui all'art. 17 bis del D.Lgs. n. 165/01 "con tutte le conseguenze giuridiche ed economiche". La sentenza 229/2010 segue le n. 97/2010, 98/2010, 99/2010 e 167/2010 dello stesso Tribunale di L'Aquila che pure hanno ritenuto che la pubblica amministrazione si è mostrata inadempiente.

SENTENZA n. 229/2010 DEL TRIBUNALE DI L'AQUILA DEL 7 LUGLIO 2010 ...

SENT. 229/10
r.g. 566/08
CRON. 1455/10

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI L'AQUILA

Il Giudice del Lavoro presso il Tribunale di L'Aquila dr. Italo Radoccia, visto l'art. 281 sexies, nella causa civile di prima istanza iscritta al numero in epigrafe del Ruolo Generale Affari Contenziosi
TRA
......., - ricorrenti

elettivamente domiciliati in L'Aquila alla via ... presso lo studio dell'Avv. .... e rappresentato e difeso dall'avv..... giusta delega in atti;

E

Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti - contumace

Oggetto: inquadramento superiore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA E CONTESTUALE MOTIVAZIONE

Il ricorso è fondato e merita accoglimento per le ragioni di seguito esposte.
I ricorrenti hanno agito in giudizio chiedendo il diritto alla qualifica ex art. 17 bis del D.Lgs. 165/01, introdotto dall'art. 7 comma 3 della legge 145/02 che prevede la figura della Vicedirigenza.
In base alla citata norma, infatti, la contrattazione collettiva del Comparto Ministeri disciplina l'istituzione di un'apposita area della vicedirigenza nella quale è ricompreso il personale laureato appartenente alle posizioni C2 e C3 che abbia maturato complessivamente cinque anni di anzianità in dette posizioni o nelle corrispondenti qualifiche VIII e IX.
L'art. 10 comma 3 della legge 145 del 2002 stabilisce che: "la disciplina relativa alle disposizioni di cui al comma 3 dell'art. 17, sopra citato, che si applicano a decorrere dal periodo contrattuale successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, resta affidata alla contrattazione collettiva, sulla base di atti d'indirizzo del Ministro per la funzione pubblica all'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) anche per la parte relativa all'importo massimo delle risorse finanziarie da destinarvi.
Pertanto l'articolo 10 differiva la regolamentazione dell'istituzione di una nuova area al periodo contrattuale successivo a quello in corso, quale il 2002, essendo la data di entrata in vigore della legge quella di luglio 2002. Quindi il periodo contrattuale successivo sarebbe andato a coincidere con il quadriennio successivo, 2006-2009.

In ottemperanza a quanto disposto da tale ultimo articolo il Dipartimento della funzione pubblica ha emesso l'atto di indirizzo per il contratto collettivo nazionale quadro sulla definizione dei comparti di contrattazione collettiva delle amministrazioni dello Stato per il periodo 2006-2009, stabilendo che l'ARAN nell'occasione della stipula del presente contratto quadro dava attuazione a quanto previsto dall'art. 7 comma 3 della legge 145 del 2002 in ordine alla costituzione di un'apposita area per il personale della vicedirigenza e che circa la decorrenza dell'inquadramento va considerato quanto disposto dall'art. 10 della legge 145 del 2002 che stabilisce che le disposizioni in oggetto si applicano a decorrere dal periodo contrattuale successivo a quello in corso che dovrà essere fatto coincidere con la stipula dei contratti collettivi relativi al quadriennio 2006-2009 e primo biennio 2006-2007.
Solo con la legge 266 del 2005 è stata poi disposta la copertura di spesa per l'attuazione dell'art. 17 bis citato.

Sulla base di tali disposizioni appare evidente che all'art. 17 bis non può essergli riconosciuta una portata precettiva proprio perchè il legislatore ha voluto prevedere una fattispecie graduale a formazione progressiva demandata all'autonomia negoziale sulla base dell'atto di indirizzo posto in essere dal Ministero.

Il diritto della parte ricorrante nasce solo nel momento in cui si perfeziona l'iter con l'emanazione del sopra indicato atto di indirizzo, intervenuto nel marzo 2006, senza il quale la contrattazione collettiva non avrebbe potuto intervenire a disciplinare la materia a essa demandata.
Si può dunque ritenere che solo a seguito dell'emanazione del predetto atto si possa parlare di diritto dei ricorrenti ad ottenere l'inquadramento nella qualifica della vicedirigenza essendo a quella data intervenuta la copertura finanziaria e non avendo, invece, la contrattazione disciplinato l'area nella tornata contrattuale 2006-2009.

Pertanto, proprio dalla mancata regolamentazione dell'area della vicedirigenza con il CCNL 2006-2009 la P.A. si è mostrata inadempiente a quanto demandato e dal termine imniziale di validità del CCNL invocato nasce la responsabilità in capo all'amministrazione relativa al mancato riconoscimento ai ricorrenti del diritto all'inquadramento, pertanto non può non affermarsi la nullità del contratto collettivo nella parte in cui non prevede alcunchè.
I ricorrenti hanno maturato il diritto all'acquisizione nel quadriennio 2006-2009 allorchè siano trascorsi 5 anni dall'ingresso nella qualifica C2 ovvero C3 e in tale caso dal giorno 19/7/2007, come risulta documentalmente provato.

In ragione della novità giuridica della materia e del prevedibile contrasto giurisprudenziale, dichiara integralmente compensate tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e per l'effetto dichiara il diritto dei ricorrenti a essere inquadrati nell'area della vicedirigenza di cui all'art. 17 bis del D.Lgs. n. 165/01 con tutte le conseguenze giuridiche ed economiche; dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite.
Così deciso a L'Aquila, nell'udienza del 7/7/2010.

Il Giudice Dott. Italo Radoccia

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5 giugno 2010

INCREDIBILEEEEEEE……….


La nuova Direzione del Mibac

La nuova Direzione del Mibac

Nel 2007 organizzammo ben due ricorsi al Capo dello Stato contro il bando di concorso del ministero per i beni e le attività culturali per ….. varie qualifiche nel ruolo dei dirigenti (nello specifico architetti Soprintendenti) di cui non si seppe nulla, passarono gli anni partecipammo al concorso ed impugnammo anche la graduatoria, ma questa volta depositammo il tutto direttamente al Consiglio di Stato insieme con la copia del precedente ricorso contro il bando “illo tempore” depositato al Mibac.

Il Consiglio di Stato richiese al ministero le motivazioni per le quali non avesse mai inoltrato le controdeduzioni al primo ricorso (nei termini di legge), fissando l’udienza di merito il 24 maggio 2009.

Ora dopo quasi un anno il CdS pubblica la sentenza allegata contraria ai ricorrenti, sostenendo tra le altre argomentazioni che non sia stato impugnato il bando.

Ma guarda caso, il ricorso presentato è avverso:

a) il bando e l’integrazione del bando;

b) le graduatorie;

c) le nomine della commissione di concorso;

d) tutti gli ulteriori e diversi provvedimenti.

Le ragioni della reiezione – che consta di circa 4 paginette per scrivere le quali il Consiglio di Stato ha impiegato circa un anno dalla adunanza (“udienza”) del 27 maggio 2009 – secondo me il livello del contenuto della decisione è pari a quello della forma con la quale si indirizza la sentenza alla “Direzione Genitale”
Chissà se il ministro Bondi e il ministro Brunetta (nonostante i tagli) siano a conoscenza dell’esistenza di questa nuova Direzione ministeriale.

Il commento lo lasciamo ai lettori, ma la domanda nasce spontanea: è possibile, in uno stato di diritto, che il ministero riceva due ricorsi al Capo dello Stato, uno a firma USPPI TECSTATministeri ed uno a firma di 7 architetti dell’amministrazione entrambi, regolarmente acquisiti e protocollati e non adempia tempestivamente al deposito, in modo tale da far decorrere più di un anno dalla data della sua proposizione?

Possibile che nella sentenza si sostenga che non sia stato impugnato il bando e si richiami ad un indefinito e non noto parere ministeriale del 1 aprile 2009 (che possibilmente chiederemo di acquisire).

Inoltre vorremmo sapere perché non c’è risposta al ricorso dell’USPPI, chi ha deciso di non rispondere?

Il segretario Generale
Arch. Danilo De Girolamo

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8 agosto 2009

MIBAC - Nomine dei Direttori Generali


mercoledì, agosto 05, 2009

RIPORTIAMO IL COMUNICATO DELL'UNSA

Si è conclusa la fase di predisposizione delle nuove nomine dei Direttori Generali, Centrali e Regionali, che potranno formalmente prendere possesso della carica dal 6 agosto 2009.

L'elenco completo al momento è così delineato:

Mario Resca alla guida della nuova direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, Roberto Cecchi alla nuova direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanea, Antonia Pasqua Recchia alla nuova direzione che accorpa bilancio e personale sono le principali novità, del resto ampiamente annunciate nei mesi scorsi, contenute nelle nomine indicate oggi dal ministro dei beni culturali Sandro Bondi.

Nel documento, che stasera arriverà sul tavolo del ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, viene indicata la riconferma del segretario generale del ministero, Giuseppe Proietti (già nominato dal consiglio dei ministro del 31 luglio).

All'ufficio dirigenziale di livello generale presso il Gabinetto del Ministro, viene indicato Mario Guarany (vice capo di gabinetto); All'ufficio dirigenziale di livello generale presso il Gabinetto del Ministro/Ufficio legislativo viene indicato Gino Famiglietti (vice capo legislativo)

Alla direzione generale per le antichità viene riconfermato Stefano De Caro (che i rumors davano fino all'ultimo in partenza per la Calabria); Confermati i direttori generali di cinema e spettacolo dal vivo, così come Luciano Scala che resta alla direzione generale per gli archivi e Maurizio Fallace alle biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d'autore.

Al Secin (servizio controllo interno) e' indicato Pietro Graziani. Dirigenti Generali di Staff sono Anna Maria Buzzi, Alfredo Giacomazzi, Bruno De Santis.

Qualche novità anche nelle direzioni regionali: in particolare in Campania, dove arriva Gregorio Angelini (profondo conoscitore della burocrazia e dei meccanismi di finanziamento europei) in Toscana, dove va Maddalena Ragni ( era direttore generale al bilancio) nel Lazio dove, dopo le dimissioni di Luciano Marchetti (per dedicarsi interamente al ruolo di vicecommissario di protezione civile per i beni culturali d'Abruzzo) arriva Mario Lolli Ghetti, in Calabria, dove va Francesco Prosperetti (ex direttore della Parc), Paolo Scarpellini Direttore Regionale delle Marche, e Laura Napoleone Direttore Regione della Basilicata

Dall'elenco reso pubblico se non vi sono variazioni a riguardo risulterebbero confermati tutti i restanti incarichi a suo tempo conferiti.

Inoltre, non ci resta che attendere le nomine e le conferme dei Soprintendenti, e dei Direttori di Archivi e Biblioteche che potranno essere fatte presumibilmente dal 13 agosto p.v..

Sarà nostra cura tenervi aggiornati in merito, qualora ci fossero altre novità.

Con l'occasione si inviano cordiali saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE

(Dott. Giuseppe Urbino)

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5 febbraio 2009

COSA BOLLE IN PENTOLA?

SONO QUESTI I PRIMI RISULTATI DEL COSIDETTO "FEDERALISMO"

Tutto sembra cominciare, in maniera quasi casuale, con l’insediamento di un tavolo tecnico per l’area archeologica di Roma

( http://www.beniculturali.it/sala/dettaglio-comunicato.asp?nd=ss,cs&Id=2978 ) che diventa l’occasione per il ministro Biondi di lanciare l’iniziativa, inspiegabile, di commissariare due tra le più importanti soprintendenze archeologiche del mondo, quella di Roma e quella di Ostia Antica.

Inspiegabile in quanto il comunicato non spiega le ragioni del provvedimento e per il fatto che non ci risultano particolari problemi di ordine pubblico, ne di infiltrazioni mafiose, ne altre gravi motivazioni che possano giustificare addirittura la nomina a commissario straordinario di Bertolaso.
Ci stupisce anche il fatto che quest’ultimo abbia accettato senza rappresentare al ministro ed al governo che non si era verificata alcuna scossa di terremoto.
Purtroppo il provvedimento adottato, evidenzia implicitamente la scarsa considerazione, sia del governo, che del ministro, verso le capacità professionali dei dirigenti e tutti i funzionari tecnici ed amministrativi delle soprintendenze in questione, e non solo.
Mentre i governi ed i ministri passano, appare più grave il silenzio del segretario generale e dei direttori generali, che da una vita conoscono le reali condizioni operative delle soprintendenze.
In attesa di conoscere le dichiarazioni ufficiali del ministro o del suo ufficio stampa e perché no, anche dall’attuale soprintendente archeologico di Roma dott. Bottini, come del soprintendente reggente di Ostia dott.ssa Moretti, non possiamo che evidenziare la superficialità di certe scelte e di certe dichiarazioni che vanno a mortificare ulteriormente il lavoro quotidiano di migliaia di dipendenti, che nonostante la scarsa attenzione dei governi e degli organi centrali, ancora continuano a prestare la loro opera ed il loro talento per la salvaguardia e la valorizzazione compatibile del patrimonio culturale che la storia ha assegnato all’Italia.

Per quanto sinteticamente esposto e per la trentennale e diretta conoscenza professionale e personale con tutto lo staff ed il personale delle soprintendenze archeologiche di Roma e Ostia Antica, come sindacato dei professionisti e delle alte professionalità USPPI-TECSTAT-MINISTERI, non possiamo astenerci dallo stigmatizzare tali procedure e tali annunci che, formulati in questi termini lasciano tutti interdetti, riteniamo inoltre di riportare, in quanto condivisibili, i diversi contributi sulla rete e di aderire e sottoscrivere le lettere di protesta dei colleghi.

Il Segretario Generale
arch. Danilo De Girolamo


TERRITORIO. BONDI PROPONE BERTOLASO COMMISSARIO PER L’AREA ARCHEOLOGICA DI ROMA
fonte: AGO PRESS 30/1/2009 20.01


(AGO PRESS) Si è insediato oggi, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, e del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il tavolo tecnico per le problematiche dell’area archeologica di Roma. Il tavolo lavorerà alla tutela, valorizzazione e promozione di tutto il sito attraverso la lotta al degrado, la messa in sicurezza dei monumenti e una strategia di comunicazione per rendere i luoghi accessibili e riconoscibili ai visitatori. Nel corso della riunione Bondi ha comunicato l’intenzione di proporre al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una specifica ordinanza che preveda poteri straordinari, anche di protezione civile, per risolvere le problematiche dell’intera area archeologica di Roma e di Ostia Antica, attraverso la nomina del sottosegretario di Stato, Guido Bertolaso, quale Commissario straordinario, e dell’assessore del Comune di Roma alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio, Marco Corsini, quale soggetto attuatore.





Beni culturali, Ghizzoni e De Biasi al ministro Bondi: molti dubbi su commissariamento soprintendenza

Ghizzoni e De Biasi: “presenteremo interrogazione parlamentare”

“Abbiamo molte perplessità in merito all’intenzione annunciata dal ministro Bondi di commissariare la soprintendenza di Roma per risolvere le problematiche dell’intera area archeologica romana e di Ostia Antica”. Lo dichiarano la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni e la segretaria di presidenza della Camera, Emilia De Biasi in merito alla decisione del ministro per i Beni culturali di proporre la nomina di Guido Bertolaso e Marco Corsini, rispettivamente come commissario
straordinario e vicecommissario per le aree archeologiche di Roma e di Ostia Antica.
“Non condividiamo - sottolineano - la scelta di ricorrere a organismi differenti da quelli istituzionalmente preposti alla tutela del patrimonio culturale e l’intenzione di agire in deroga alla legislazione vigente”. “Sia la Costituzione che il Codice dei Beni Culturali - specificano - attribuiscono le funzioni di tutela in capo allo Stato, rappresentato al più alto livello dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, presente sul territorio tramite le Soprintendenze di settore. Le problematiche relative alla Area archeologica di Roma, cui allude il ministro, sono il frutto di scelte che hanno portato negli ultimi anni alla cronica carenza di personale scientifico qualificato e di risorse, a fronte di un territorio urbano con la più alta densità archeologica al mondo. A tal proposito il ricorso a
strumenti straordinari contrasta in maniera eclatante con la scelta di non bandire alcun posto per archeologo nel territorio regionale in occasione del recente concorso nazionale e con la drastica riduzione di fondi attribuiti al Mibac per il prossimo triennio”.
“Come già denunciato da alcune associazioni, tra le quali dall’Associazione Nazionale Archeologi (Ana), Italia Nostra e PatrimonioSOS in questo modo il Governo esautora il corpo degli Archeologi, degli Architetti e di tutto il personale tecnico-amministrativo della Soprintendenza Archeologica di Roma della pienezza del proprio ruolo istituzionale. In questo modo si determina
uno svuotamento di funzioni, in evidente e gravissimo contrasto con ogni criterio di economicità e di controllo della Pubblica Amministrazione, e un pregiudizio per la produttività dell’Ente pubblico tanto proclamata dal Governo e in particolare dal Ministro Brunetta”.
“Sulle ragioni del commissariamento - conclude - presenteremo una interrogazione parlamentare”
Roma, 3 febbraio 2009



No al commissariamento della Soprintendenza Archeologica di Roma
Data di pubblicazione: 04.02.2009

La reazione, fermissima, del personale della Soprintendenza romana in stato di agitazione permanente per difendere l’articolo 9 della Costituzione, 3 febbraio 2009 (m.p.g.)

COMUNICATO dei FUNZIONARI ARCHEOLOGI e ARCHITETTI della SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI ARCHEOLOGICI DI ROMA

Il corpo tecnico-scientifico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, avuta notizia dell’annuncio da parte del Ministro Bondi della richiesta di un commissariamento straordinario del proprio Ufficio, ricordando il dettato costituzionale, la normativa vigente e i propri obblighi istituzionali in relazione alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma, non ritenendo plausibili le motivazioni addotte a sostegno di un tale gravissimo provvedimento, che solo un’ emergenza di protezione civile potrebbe giustificare, dichiara lo stato di agitazione permanente.

La nomina di un Commissario straordinario, attualmente responsabile del dipartimento della Protezione Civile, di un vicecommissario attuatore (incompatibilmente Assessore del Comune di Roma) e di consulenti tecnico-scientifici esterni, oltre a porre l’attività dell’Ufficio di tutela al di fuori dell’amministrazione ordinaria, esautora di fatto il corpo degli Archeologi, degli Architetti e di tutto il personale tecnico-amministrativo, della pienezza del proprio ruolo istituzionale determinando una sovrapposizione (o forse meglio uno svuotamento) di funzioni in evidente gravissimo contrasto con ogni criterio di economicità e di controllo della Pubblica Amministrazione, oltre che di quella valorizzazione della sua produttività tanto proclamata dal Governo e in particolare dal Ministro della Funzione Pubblica.

E’ evidente che gli obiettivi sono altri da quelli dichiarati a mezzo stampa di creare una fruizione unitaria dell’Area Archeologica Centrale di Roma, per la quale sarebbe bastato un semplice protocollo d’intesa tra Uffici statali e comunali, ratificato dagli organi di controllo amministrativi per le parti economiche di riscossione dei biglietti d’ingresso, così come per quanto riguarda la necessità di realizzare opere urgenti finalizzate al 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, considerato che è ben noto a tutti come la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, con impegno costante e competenza tecnico-scientifica abbia saputo rispondere positivamente ad altri impegnativi appuntamenti straordinari come quelli della Legge Biasini, della legge per Roma Capitale, del Giubileo 2000, del Piano Nazionale per l’Archeologia e dei fondi del Gioco del Lotto, dimostrando capacità di spesa e ampiezza di risultati.

Questa manovra gravissima si lega invece al confronto politico – la cui asprezza è nota a tutti - sul conferimento di poteri a Roma Capitale in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico artistico, ed in particolare archeologico. La gestione (e gli introiti), perché di questo si tratta, di Aree Archeologiche Monumentali di rilevanza mondiale, quali sono il Colosseo, la Domus Aurea, i Fori Imperiali, costituiscono il vero perno di questa vicenda, che prelude ad un nuovo assetto gestionale, forse di diritto privatistico ?

Il corpo tecnico-scientifico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma denuncia con forza – e fa appello ad ogni Cittadino, Rappresentante istituzionale, parlamentare e politico, ad ogni giurista e costituzionalista, ad ogni Istituto di ricerca nazionale e internazionale, ad ogni Associazione che vorrà condividere tale opinione - il rischio cogente della distruzione di un Ufficio di tutela di grande rilevanza storica e culturale, con una spaccatura insanabile per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma, attraverso la determinazione sul territorio urbano di un’"Archeologia ad alto reddito" e un’ "Archeologia senza reddito", contro i principi fondamentali della Repubblica, garantiti dall’Art. 9 della Costituzione, per i quali il valore della tutela del patrimonio culturale è sovraordinato ad ogni altro interesse, anche economico.

Anna Paola Anzidei
Ines Arletti
Luigia Attilia
Giovanna Bandini
Mariarosaria Barbera
Maria Bartoli
Calogero Bennici
Marina Bertinetti
Silvia Borghini
Anna Buccellato
Antonio Federico Caiola
Daniela Candilio
Alessandra Capodiferro
Francesco Capuani
Paola Catalano
Fiorenzo Catalli
Tiziana Ceccarini
Laura Cianfriglia
Antonella Cirillo
Olimpia Colacicchi
Matilde De Angelis d’Ossat
Roberto Egidi
Maria Grazia Filetici
Fedora Filippi
Paola Filippini
Rosanna Friggeri
Carmelo La Micela
Maria Gloria Leonetti
Marina Magnani Cianetti
Piero Meogrossi
Giuseppe Morganti
Simona Morretta
Stefano Musco
Patrizia Paoloni
Elio Paparatti
Debora Papetti
Rita Paris
Marina Piranomonte
Fulvia Polinari
Paola Quaranta
Rossella Rea
Giacomo Restante
Cristina Robotti
Miria Roghi
Daniela Rossi
Rita Santolini
Renato Sebastiani
Mirella Serlorenzi
Francesco Spicaglia
Miriam Taviani
Antonella Tomasello
Maria Antonietta Tomei
Laura Vendittelli
Luigi Vergantini
Antonello Vodret





Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia

COMUNICATO DEL 4.02.2009

Il personale della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia Antica si riconosce e fa proprio il comunicato della Soprintendenza Archeologica di Roma, in merito al previsto commissariamento di ambedue gli uffici.
Identico futuro si delinea, infatti, anche per l’area archeologica di Ostia Antica che, secondo il comunicato del 30.1.09 del Ministro Bondi, verrà ricompresa nella specifica ordinanza che prevederà “poteri straordinari, anche di protezione civile ……….. attraverso la nomina del Sottosegretario di Stato Guido Bertolaso quale Commissario straordinario e dell’Assessore del Comune di Roma alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio Marco Corsini quale soggetto attuatore”.
Nel concordare con l’analisi fatta dai colleghi della Soprintendenza Archeologica di Roma è d’obbligo sottolineare che l’area archeologica di Ostia Antica, come può constatare qualsiasi visitatore, non si trova in situazioni oggettive di degrado e di emergenza tali da giustificare il ricorso a poteri straordinari (anche di protezione civile), né su di essa esiste una problematica sovrapposizione di competenze tra Stato ed Enti Locali che, sempre secondo il comunicato del Ministro Bondi, verrà “risolta” con l’istituzione del tavolo tecnico insediato il 30.1.2009 deputato ad individuare un “comune indirizzo di tutela, valorizzazione e promozione”.
Il preannunciato provvedimento, che, giova ricordarlo, ha per oggetto le aree archeologiche più prestigiose e considerate a più alto “reddito” della nostra regione, mortifica, inoltre, la professionalità di tutto il personale di Ostia (dai tecnici, agli amministrativi, agli addetti alla vigilanza) e svuota, di fatto, di contenuti l’attività della Soprintendenza impegnata da sempre sui due aspetti fondamentali ed inscindibili del proprio lavoro: la tutela dei beni e la valorizzazione della aree archeologiche e dei monumenti di competenza.
Ci uniamo, dunque, all’appello dei colleghi della Soprintendenza Archeologica di Roma affinché chi condivide le nostre opinioni, dal singolo cittadino sino ai rappresentanti istituzionali, faccia sentire la propria voce a difesa del patrimonio comune

Seguono firme:

Adriani Marina
Amato Luigi
Arciprete Giovanna
Bacarella Pietro
Barraco Ersilia
Bedello Margherita
Biondi Claudio
Buttacavoli Calogero
Casu Mirella
Cerquetti Viviana
Colaianni Nunzia
Conticello Giuseppina
Costabile Maurizia
Cucinotta Giuseppina
Da Roit Paolo
D’Aleo Maria
Di Casimirri Ileana
Di Giacomo Adriana
Fabi Giuliana
Falchi Stefania
Genovese Anna
Germoni Paola
Giampaolo Stefania
Giovannangeli Franco
Gramegna Maria Teresa
Marzi Marco
Masciangioli Patrizia
Melis Susanna
Morelli Marco
Morelli Cinzia
Notaro Roberta
Orlando Adriana
Pandolfi Sabrina
Paroli Lidia
Pecoroni Giancarlo
Pellegrino Angelo
Pietrini Stefania
Ponzo Orlando
Prestopino Alfredo
Renda Ida
Rinaldi Marta
Roglia Paola
Romanelli Franchino
Rossigno Grazia
Rossigno Laura
Segantini Giorgio
Seno Manuela
Sgreccia Fabiola
Spanu Mario
Stanco Lucia
Stani Stefano
Stronati Giuseppe
Tartabini Giancarlo
Tomei Patrizia
Tortora Franca
Virzì Margherita



DA http://groups.google.com/group/quartieredragoncello/browse_thread/thread/702b49b2002a1ac7

E' di questi giorni la proposta del Ministro dei BB.CC., Sandro Bondi, di commissariare le Soprintendenze di Roma ed Ostia affidandole a Guido Bertolaso (Protezione Civile) e incaricando l'Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Marco Corsini, come Soggetto Attuatore. Questo è il chiaro piano per dare il via alla peggiore speculazione non solo urbanistica (annullando tutti i controlli e i vincoli) ma soprattutto di 'affari' sui NOSTRI Beni Culturali. Svuotare le competenze delle Soprintendenze è inaccettabile. Volere appalti 'veloci' per creare sorte di Disneyland con gladiatori e centurioni, come indicato dal Vice Sindaco Cutrufo, è ridicolo.

Abbiamo visto nella recente visita il livello di degrado dei beni del XIII Municipio, dovuto NON alla Soprintendenza di Ostia ma alla mancanza di fondi a questa erogati e al pessimo modo di operare dei Dipartimenti di Roma (tra cui quello proprio di Marco Corsini). Non servono poteri straordinari, ma serve ripristinare l'ordinario. Stanno distruggendo il nostro territorio, dobbiamo fermarli.

Inviamo ciascuno di noi (e diffondiamola) una mail ai seguenti indirizzi (ricordiamo che l'URP - Ufficio Relazioni con il Pubblico, è stato istituito con L. 150/2000 "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni" per garantire l'esercizio dei diritti di informazione, accesso e partecipazione ai cittadini, di cui alla L.241/1990):

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26 gennaio 2009

QUAL'E' IL MOTIVO DI TANTO CANCAN SU QUESTO NUOVO MODELLO DI CONTRATTO!

QUAL'E' IL MOTIVO DI TANTO CANCAN SU QUESTO NUOVO MODELLO DI CONTRATTO!

postato da alias [25/01/2009 23:23]

COSA C'E' DIETRO A TANTO CAN CAN!

Sono anni che la stampa ci spiega come la classe politica è costretta a ripeterci il solito ritornello: vorremmo ridurre le tasse e aumentare i salari ma purtroppo dovete capire che il momento è grave, prima dobbiamo entrare in Europa, poi ci sono le torri del World Trade Center, poi la guerra al terrorismo e le missioni per il mondo, ora la crisi finanziaria mondiale, il tutto intervallato dall’aumento dei costi delle materie prime, dai bond argentini, dalla parmalat e chi più ne ha più ne metta, ma a pagare pare proprio che siamo solo e sempre noi cittadini.
Sta di fatto che quando c’è tanta ciccia pochi la divorano e a noi solo fumo negli occhi.
Adesso c’è il disaccordo sulla riforma della contrattazione, che causa una nuova e ai più incomprensibile divisione del sindacato sui contenuti, sarà che sono stupidi questi che hanno firmato o quelli che non l’hanno firmato o c’è qualcosa che non va?
Epurando il testo dell’accordo dalle fumosità delle dichiarazioni di principio possiamo pensare di individuare il nocciolo della questione che possiamo condensare in due considerazioni.
La prima considerazione certa è la modalità di calcolo per stabilire l'ammontare massimo degli aumenti contrattuali dei contratti nazionali di categoria, al posto del vecchio indice (a fregatura) della inflazione programmata, ora si utilizzerà un parametro elaborato da Eurostat e che si chiama IPCA.
Apparentemente sembrerebbe un miglioramento, se non fosse che l'indice IPCA viene depurato del contributo all'inflazione causato dagli aumenti dei prezzi dei beni energetici (energia e materie prime energetiche vedi benzina), che costituiscono notoriamente la principale componente dell'inflazione, sebbene i firmatari possano dire il contrario, non ho mai visto in questo Paese una riforma o un cambiamento in meglio.
Questo determinerà molto probabilmente la riduzione del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi nei prossimi anni.
Se poi si considera che il recupero della differenza tra inflazione reale e inflazione misurata dall'IPCA avviene nel triennio successivo a quello in cui si è avuta la perdita e che tale recupero non è automatico, ma si ottiene per via negoziale e che per il comparto pubblico deve essere compatibile con le risorse finanziare, diventa chiaro che ogni contratto nazionale si occuperà di recuperare in parte il potere d'acquisto perduto nel triennio precedente e non anticiperà per nulla le perdite future di potere d'acquisto.
La seconda questione essenziale è che la remunerazione degli aumenti di produttività del lavoro potrà essere presa in considerazione solo negli accordi aziendali di secondo livello, mentre oggi i contratti nazionali remunerano anche quella che si chiama la produttività media del settore. Domani non sarà più possibile.
Questi parrebbero i due punti strutturali più rilevanti dell’accordo, oltre ad un’altra norma che vieta le azioni sindacali durante la contrattazione, proprio nel momento che più serve per appoggiare la trattativa con la pressione dei lavoratori., in quanto, come diceva Lech Walesa: una trattativa sindacale non è un invito a un pranzo di gala.


Sintesi PARZIALMENTE E LIBERAMENTE tratta dall’articolo di Paolo Brutti su:
http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/lavoro/riforma_della_contrattazione_c.php


Il testo dell’accordo è scaricabile dal sito:
http://www.uilpa.it/


di seguito alcuni pezzi tratti dalla rete.


23-01-09
CONTRATTI: UIL, CGIL FACCIA RIFLESSIONE ATTENTA SU NUOVO MODELLO

Dal sito:
http://www.asca.it/news-CONTRATTI__UIL__CGIL_FACCIA_RIFLESSIONE_ATTENTA_SU_NUOVO_MODELLO-804497-ORA-.html

(ASCA) - Roma, 23 gen - ''La Cgil maturi una riflessione attenta sull'evoluzione della societa' italiana e sull'opportunita' che questo nuovo modello offre per predisporre risposte efficaci alle nuove esigenze del mondo del lavoro e dell'economia''. E' quanto chiede la Uil al sindacato di Corso d'Italia all'indomani dell'accordo di Palazzo Chigi sulla riforma del sistema contrattuale.

''Questa - prosegue la sigla sindacale - puo' e deve essere anche l'occasione per aprire un confronto proprio sul modello di sindacato e di rappresentanza in cui i lavoratori e non la politica siano chiamati a decidere come farsi rappresentare rispetto alle scelte che li riguardano''.

Secondo la Uil ''il vecchio sistema aveva da tempo esaurito il proprio compito'' e continuando ad applicare quel sistema ''oggi, si programmava sistematicamente una riduzione dei salari. Questo non era piu' accettabile''.

Con il nuovo modello, invece ''la crescita dei salari reali, che sara' assicurata dalla compiuta applicazione di questo modello, costituira' una delle leve per generare lo sviluppo del Paese. Potremo finalmente uscire dalla trappola dei bassi salari e della bassa produttivita'.
Questa e' stata la rivendicazione della Uil e questa rivendicazione, con la firma dell'accordo, e' stata soddisfatta''.




CONTRATTI: EPIFANI, SERVE UN REFERENDUM. NO CISL-UIL
Dal sito:

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_874113441.html

(ANSA) - ROMA, 24 GEN - Il leader della Cgil Guglielmo Epifani teme che d'ora in avanti per il rinnovo dei contratti vigeranno "le regole della giungla, la legge del più forte". E dopo il no all'accordo sul nuovo modello contrattuale chiede a Cisl e Uil, che hanno invece firmato l'intesa, di dare l'ultima parola a tutti i lavoratori, con un referendum. A stretto giro il no dei leader di Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni: gli iscritti della Cgil non possono giudicare una intesa che il loro sindacato non ha firmato, dicono i leader di Uil e Cisl.

Mentre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commenta: "La Cgil si è fossilizzata su posizioni antistoriche che francamente non riesco a capire quanto bene possano fare, non solo alla Cgil stessa. Fanno male soprattutto ai lavoratori". Il dibattito del giorno dopo è acceso. Il no del primo sindacato italiano all'intesa firmata da 25 tra sigle sindacali e associazioni dei datori di lavoro apre una difficile fase di confronto, tra sindacati, con gli industriali, e tra parti sociali e governo. Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, "c'é ancora tempo per recuperare anche la Cgil. Ed è quello che la Cisl auspica sinceramente".

Dare "la parola definitiva" a tutti i lavoratori, ha detto Epifani, "é una condizione democratica e ineludibile in questa situazione". Serve un referendum, ha detto da Genova (dove ha partecipato alla commemorazione del sindacalista Guido Rossa, ucciso trent'anni fa dalle Brigate Rosse): "Chiederemo formalmente a Cisl e Uil di procedere a una discussione in tutti i luoghi di lavoro e di definire le modalità attraverso cui i lavoratori possono liberamente esprimersi". Secco il no di Luigi Angeletti, per "un motivo semplice: serve reciprocità - dice il leader della Uil -. Abbiamo firmato un accordo che la Cgil non condivide, e vuole che anche i suoi iscritti possano giudicare questa decisione. Va bene solo se è un patto, solo se d'ora in avanti anche i nostri iscritti potranno giudicare le decisioni della Cgil che noi non condividiamo".

E la pensa così anche Raffaele Bonanni: "Non comprendiamo proprio questa richiesta della Cgil'", dice. Per il segretario generale della Cisl "il referendum ha un senso ed un valore politico quando si tratta di accordi unitari", mentre in questo caso "chi ha sottoscritto l'intesa consulterà i propri iscritti ed i lavoratori". Dopo aver sottolineato le sue preoccupazioni in una intervista a Repubblica, Epifani incalza: non aver raggiunto una intesa condivisa "é un errore molto pesante, soprattutto verso i lavoratori e le imprese", e non manca "una responsabilità di Confindustria: è inutile che oggi la presidente Emma Marcegaglia inviti la Cgil a ritornare.

La Cgil aveva dichiarato fino a un minuto prima la propria disponibilità e anche di più a ritoccare quelle parte della proposta che avrebbero consentito di chiudere diversamente la vicenda. Quali? Confindustria lo sa, non ha voluto. Non ha voluto perché non poteva e questo mi fa dire che ha una corresponsabilità". Dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, un commento anche alla posizione delle banche: 'L'incertezza dell'Abi riguardo la firma rende facile la battuta per cui banchieri e la Cgil sono uniti dalla comune logica conservatrice".

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4 dicembre 2008

SLITTA NUOVAMENTE IL CONGRESSO U.S.P.P.I.













Nonostante le sollecitazioni del Segretario Ing. Mirabelli, il mancato svolgimento del congresso della federazione CUS e CUSPEL ha impedito a termini di statuto lo svolgimento del congresso e la nomina del Segretario Generale.
La gravità della situazione richiede che vengano adottati inderogabilmente dei provvedimenti nei confronti delle federazioni inadempienti.
Per questo motivo il 18 ottobre nell’ambito della “Settimana della vita collettiva” si è svolto solo il 15° CONVEGNO NAZIONALE DELL'UNIONE SINDACATI PROFESSIONISTI PUBBLICO E PRIVATO IMPIEGO – USPPI sul tema: “Valorizzare i professionisti per il rilancio sociale, economico e morale dell’Italia”.
-------------------------

La relazione introduttiva dell’Ing. Ottavio Mirabelli Segretario Generale dell’U.S.P.P.I.
Vaste, profonde e numerose sono le trasformazioni del quadro sociale, economico e politico degli ultimi due decenni: l’evoluzione del contesto socio-economico, la globalizzazione dei mercati, l’integrazione europea, i cambiamenti nel mercato del lavoro, la riforma universitaria, dei corsi di laurea, degli ordinamenti professionali, la devoluzione di funzioni dallo Stato alle Regioni, la progressiva retrocessione dello Stato dalle attività di gestione, con la necessaria, ma tuttora insufficiente, valorizzazione ed estensione delle funzioni di pianificazione, programmazione e controllo, la progressiva attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale Stato-privato, peraltro spesso in maniera irrazionale creando situazioni di conflitto di interesse tra controllore e controllato.
Negli ultimi due decenni sono avvenute vaste e profonde trasformazioni del quadro sociale, economico e politico, sovente tumultuose, contraddittorie e disordinate, talora spontanee e non governate. come:
l’evoluzione del contesto socio-economico;
la globalizzazione dei mercati;
l’integrazione economica europea e l’introduzione della moneta unica;
i cambiamenti nel mercato del lavoro; la riforma dell’università e della scuola, dei corsi di studi secondari e di laurea;
le direttive europee nei campi industriale e dei servizi, con rilevanti conseguenze sulle attività e gli ordinamenti professionali;
la progressiva devoluzione di funzioni dallo Stato alle Regioni;
la progressiva retrocessione dello Stato dalle attività di gestione, peraltro senza la necessaria valorizzazione ed estensione delle funzioni di pianificazione, programmazione e controllo;
la progressiva attuazione del principio di sussidarietà orizzontale Stato-privato, spesso in maniera irrazionale creando situazioni di conflitto di interesse tra controllore e controllato.
In campo sociale, il Censis, nel rapporto annuale 2007, rileva che: “La società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro. Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa; impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa.
Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio…………..Tanto che, quasi quasi, al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di “mucillagine”, quasi un insieme inconcludente di “elementi individuali e di ritagli personali” tenuti insieme da un sociale di bassa lega.
Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di “sviluppo di popolo” come si diceva una volta; e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive.”
Tra queste, il Censis annovera ricercatori, tecnologi e professionisti.
In campo economico, l'Italia, con il più alto debito pubblico d'Europa, con un PIL pro capite presto superato da quello della Spagna, si avvia a diventare il fanalino di coda dell'Europa dei dodici, un paese in via di sottosviluppo: la grande industria praticamente distrutta da una casta imprenditoriale incolta, egoista e provinciale, incapace di affrontare la concorrenza mondiale, orfana dell’assistenzialismo dello Stato, e nella quale proliferano i cosiddetti “furbetti del quartierino”.
Un’Italia che emargina la cultura, la professionalità, l’eccellenza, che sono d’ostacolo alla mediocrità, al degrado etico e al malaffare.
La finanza ha soverchiato l’economia, e la politica; in altri termini, l’economia di carta ha spodestato l’economia della produzione e si è manifestata insofferente alle regole ed al governo della politica.
La globalizzazione dei mercati finanziari, insieme al diffuso impiego delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, comportando la possibilità di una rapidità istantanea (on line) di spostamento di ingenti masse finanziare e nella totale assenza di un governo globale dell’economia, ha manifestato i limiti e i gravi difetti del neoliberismo e ha prodotto e produce gravi crisi ricorrenti di interi paesi - che si ripercuotono nel mondo globalizzato - oltre che di grandi organizzazioni produttive di beni e di servizi, crisi borsistiche, con tosatura periodica dei piccoli risparmi a favore del grande capitale. Crisi che richiedono l’intervento degli Stati per il salvataggio di istituzioni finanziarie o economiche; tanto che perfino nello stato del più puro capitalismo del mondo, gli USA, il Governo è reiteratamente intervenuto per il salvataggio o addirittura la nazionalizzazione di istituti bancari in occasione della crisi dei mutui subprime.
Sul piano etico-morale, la caduta delle ideologie politiche è stata seguita dalla caduta dei valori etici e dalla svalutazione dei principi morali.
Il valore concreto, ma effimero al fine, del denaro ha soppiantato ogni valore etico ed ogni principio morale, divenendo al tempo stesso fine e mezzo di affermazione dell’ego individuale, dell’egolatria; il tumultuoso e disordinato sviluppo, insofferente alle regole ed ai controlli, portatore di interessi particolari e di istanze individuali a detrimento degli interessi della collettività, ha condotto alla diffusione dell’affarismo e della corruzione.
Ma il non governato e distorto sviluppo selvaggio ha incredibilmente accresciuto le differenze sociali, tra ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri e ceto medio tosato e impoverito; analogo processo si è verificato nel contesto mondiale tra i differenti paesi.
In campo politico, è enormemente cresciuto il distacco tra paese e classe politica, peraltro in generale inadeguata, incolta, incompetente ed incapace, ma arrogante, che, sempre più autoreferenziale e autocratica, si è andata configurando in una vera e propria casta, insofferente al giudizio ed al controllo democratico e tesa in sostanza esclusivamente alla gestione del potere, delle risorse, degli affari.
L’arroganza della casta politica è giunta al punto di espropriare ai cittadini il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, attribuendosi per legge un vero e proprio diritto di nomina, e di approvare provvedimenti legislativi che limitano il potere investigativo e giudiziario e depenalizzano reati, per sottrarre quel centinaio ed oltre di parlamentari pregiudicati, condannati o indagati all’applicazione delle leggi cui invece sono soggetti tutti i cittadini.
La casta politica ha emarginato la cultura, la conoscenza, l’intelligenza, le professioni e i professionisti, insofferente al contropotere tecnico, limitativo o pericoloso per il suo strapotere.
La politica si è così mostrata incapace a governare sistemi e processi complessi e il fenomeno della globalizzazione; a risolvere i problemi complessi di una società sempre più complessa.
L'affarismo politico ha consentito sempre più ampi spazi alla finanza malavitosa e truffaldina.
Le privatizzazioni d’imprese produttive e di aziende di servizi, e le cartolarizzazioni del patrimonio pubblico si sono rilevate un grande affare per gli amici degli amici ed un disastro finanziario per lo Stato.
Le pseudo-privatizzazioni d’imprese di servizi pubblici, soprattutto locali, poi, sono state finalizzate ad aggirare leggi e normative di governo e controllo delle pubbliche amministrazioni, in particolare la legislazione dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, la normativa sulle assunzioni esclusivamente per concorso pubblico - per poter assumere i clienti di partito a chiamata anche telefonica indifferentemente dalle loro capacità, cultura e professionalità, considerate anzi tutte caratteristiche negative, secondo un criterio che si può definire di “incompetenza” - e il sistema contrattualistico pubblico - per poter assegnare ad libitum ai clienti e boiardi politici assegni e prebende - conseguendo per tal via non miglioramenti di efficienza e di efficacia, ma enorme aumento di costi per la collettività, servizi sempre più scadenti e situazioni finanziarie fallimentari continuamente alimentate e ripianate dalla pubblica finanza.
La corruzione dilagante e diffusa, infine, caratterizza un quadro deprimente e senza speranza, molto simile a quello di tangentopoli, se non peggiore.
A livello europeo, l'U.E. si è data una strategia di politica economica e sociale, la strategia di Lisbona.
L’obiettivo della strategia di Lisbona è molto ambizioso e si propone di far divenire l’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.
I professionisti e i ricercatori sono i principali detentori ed operatori della conoscenza; la valorizzazione del ruolo e delle funzioni professionali è il principale strumento che pùò consentire all'Italia di attuare la strategia di Lisbona, di rialzarsi, di operare il salto di qualità necessario a riportarla tra i paesi leader d'Europa e del mondo.
Riguardo alle professioni intellettuali, le funzioni di pubblico interesse attribuite dallo Stato Italiano all’esercizio dell’attività professionale sono riaffermate non solo dalla copiosa e costante giurisprudenza italiana; anche la Corte di Giustizia europea è chiara e costante su questo principio, come, ad esempio, con la sentenza C-79/01, nella quale riconferma un principio fondamentale: l’attività professionale intellettuale è strumento principe per la tutela degli interessi generali che giustificano le limitazioni alle regole fondamentali del Trattato europeo, come la libertà di stabilimento.
Inoltre, l'U.E. ha emanato due direttive, vigenti quindi anche in Italia, che affermano regole caratterizzanti la specificità delle professioni intellettuali e delle loro organizzazioni, nel nuovo tempo dell'economia della conoscenza.
In Italia, tuttavia, a carico dei professionisti è stato posto un vero e proprio “deficit” di equità, che è conseguenza delle modalità con cui è organizzata in Italia la rappresentanza degli interessi delle forze sociali: le entità associative consultate dal Governo, ai fini delle decisioni in materia di economia, sono tradizionalmente solo e sempre due: la Confindustria in rappresentanza dei ceti imprenditoriali, e i grandi sindacati in rappresentanza dei ceti del lavoro non qualificato, secondo l’anacronistica tradizione fordista ed un criterio che è stato autorevolmente definito “corporativismo duale”.
La gestione dell’economia nazionale è dunque legata alla trama degli interessi e controinteressi del “corporativismo duale”, della coppia dominante - che determina la natura egemonica ed esclusiva del sistema nel contesto economico del nostro Paese - ancorata tuttora alla ormai anacronistica cultura, alle modalità, ai parametri definiti ed organizzati intorno alla centralità della produzione industriale.
Nella P.A. e nelle aziende pubbliche o a capitale pubblico, la necessità di identificare gli interessi e i valori specialistici dei professionisti dipendenti iscritti agli albi, garantendo loro uno “status” professionale incardinato nel ruolo professionale autonomo, è stata ripetutamente riconosciuta dal Parlamento, sin dalla IX legislatura, con la presentazione alla Camera dei Deputati, anche nelle successive legislature, di più disegni e proposte di legge sul Ruolo Unico Professionale.
Il rapporto del “Comitato di studio sulla prevenzione della corruzione”, presieduto dal prof. Sabino Cassese, presentato alla Camera dei Deputati il 23 ottobre 1996 invitava il Parlamento, tra l’altro, a rafforzare i corpi tecnici, considerato che una delle ragioni principali della corruzione è la debolezza delle amministrazioni, data dall’assenza o dalla insufficiente presenza delle categorie professionali.
Affermava quel rapporto, integralmente valido tuttora: “Essa costringe le amministrazioni ad affidarsi a soggetti esterni per tutte le attività che richiedano l’opera di specialisti”, per cui veniva ritenuto necessario che il Parlamento ponesse rimedio a questo stato di degrado, organizzando il personale in questione “in corpi separati, con uno stato giuridico ed un trattamento economico che consentano di attrarre personale di preparazione adeguata”.
Concludeva il rapporto “Non ci si deve illudere di poter acquisire le professionalità necessarie, se non si è disposti a pagare il loro prezzo, né che la corruzione abbia termine, finchè le amministrazioni non abbiano superato la loro debolezza”.
I professionisti italiani possono e vogliono rilanciare, allora, i valori professionali di competenza, di coscienza, di iniziativa e di responsabilità personale, morali, di etica e di deontologia, e quei valori umanistici e costituzionali, oggi più che mai concretamente realizzabili, grazie soprattutto alle grandi conquiste della scienza e della tecnologia: la solidarietà, il diritto al lavoro, alla salute, alla difesa, all’assistenza e previdenza sociale, e la tutela della sicurezza, del paesaggio, del patrimonio artistico, della libertà di stampa, del risparmio, della maternità, dell’infanzia, della gioventù, e così via, i valori della centralità dell'uomo nella società, dell'impresa al servizio dell'uomo, del mercato a servizio della società, dell’economia sociale di mercato.

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19 novembre 2008

PIU’ POLTRONE PER I SEDERI, CHE INCARICHI PER I CERVELLI

E’ assolutamente inutile seguire le pubbliche amministrazioni, quella dei Beni Culturali in particolare, nei continui provvedimenti legislativi di auto-riforma e auto-riorganizzazione.

Tentativo dopo tentativo, fallimento dopo fallimento, tutto sembra servire solo per aggiustare il tiro e mantenere lo status quo, mentre tutta la baracca affonda per mancanza di risorse e di personale.
In realtà da tutte queste operazioni non può uscire nulla di buono per gli operatori ne per i cittadini utenti, ne per la tutela dei beni culturali.
Infatti dalla lettura di ogni provvedimento si percepisce chiaramente che la lunga sequenza di competenze riservate alle Direzioni Generali serve esclusivamente per giustificare e mantenere delle poltrone per dei sederi eccellenti, ma nulla hanno realmente a che fare con l’efficienza ed una seria organizzazione della struttura.
Bisogna avere il coraggio e la volontà di riformare per semplificare e rendere più efficiente l’apparato o il coraggio di tornare indietro.
Dov’è, quando serve, il ministro Brunetta, è forse assenteista, connivente o latitante?
Non trova anche il signor Ministro che sia ridondante ed inutile mantenere delle direzioni generali nazionali, quando praticamente tutte le competenze sono in mano ai Direttori Regionali ed al Segretario Generale?
Non crede il sig. Ministro che sia controproducente e deleterio e costoso aumentarle di un’unità con la creazione della nuova direzione generale dei musei.
Perché oggi, dopo 69 anni c’è bisogno una tale direzione generale ai musei, se dal 1939 non se ne è mai sentita la necessità, ci sarà forse un altro motivo?
Perché nel 1974 tutta la tutela dei beni culturali era in mano ad una sola direzione generale alle antichità e belle arti ed adesso ne servono addirittura più di 30, forse i direttori generali di allora erano molto più bravi competenti e preparati degli attuali?
O forse la nuova direzione dei musei è strumentale per identificare la bad-company da mantenere in capo allo Stato e regalare la “ciccia” dei musei a qualche amico imprenditore, sulla falsa riga di Alitalia.
Si deve decidere una volta per tutte, o si vuole realmente individuare una strategia complessiva ed un quadro organizzativo serio, semplice, chiaro e funzionale per rilanciare il Ministero oppure si chiuda e se questo è lo scopo, che almeno la morte sia rapida, che non si lasci morire lentamente l’amministrazione e tutti i suoi operatori, ma si abbia il coraggio di finirla con un colpo secco e deciso, insomma un colpo di grazia.
Alla faccia di Spadolini.

Segretario Generale

arch. Danilo De Girolamo

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5 settembre 2008

INCENTIVO AL GOVERNO O NUOVA ALIQUOTA IVA AL 21,5%?

Veramente curiosa questa norma dell'art. 61 comma 8 che prevede la riduzione dell'incentivo, ma se il responsabile del procedimento ed il progettista metteranno in progetto e nella contabilità solo l'importo dello 0,5 % per l'incentivo, come si farà a versare su un apposito ed ancora fantomatico capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, l'importo pari al 1,5 %,?

Infatti, non mi risulta che sia possibile distrarre una qualsiasi percentuale sui lavori, da versarsi "su apposito capitolo", inoltre non mi risulta neanche l'obbligatorietà di inserire l'incentivo per la progettazione, quindi se noi rinunciamo al succulento 0,5 % , non potremo ne dovremo versare neanche 1,5% ed il furbetto che ha inserito questa norma otterrà l'effetto contrario, mentre l'amministrazione avrà il 2% di opere e beni in più.

Mentre se il Governo vuole semplicemente fare meno lavorazioni nei cantieri di opere pubbliche o spendere 1,5% in più rispetto ai privati che provveda ad aumentarsi l'iva dal 20 al 21,50 % per i lavori e le forniture pubbliche .... così non avremo dubbi procedurali , ne ulteriori incombenze e sarà chiaro per tutti che il risultato è solo un ulteriore aumento effettivo delle imposte!

Altrettanto bizzarra quella fissata dal comma 9, che prevede la decurtazione del 50% delle spettanze del dipendente pubblico per le attività professionali svolte per conto della PA, quale componente o segratario di collegio arbitrale o collaudatore, ma soprattutto che questa somma debba essere assegnata per il trattamento economico dei dirigenti ecc. ecc., in buona sostanza chi lavora di più viene danneggiato e chi non fa niente si divide il frutto del suo lavoro, pure retroattivamente....che dire?

Pensateci bene prima di accettare un incarico, ma se non siete ridotti alla fame valutate l'opportunità di restituirlo ai mittenti!

Con architettonica amarezza

Danilo De Girolamo


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3 settembre 2008

ECCO IL TESTO DI LEGGE CHE OFFENDE TUTTI I PROFESSIONISTI PUBBLICI DIPENDENTI!

ECCO IL TESTO DI LEGGE CHE OFFENDE TUTTI I PROFESSIONISTI PUBBLICI DIPENDENTI!


TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 giugno 2008 , n. 112
Testo del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (pubblicato nel supplemento ordinario n. 152/L alla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008), coordinato con la legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133, (in questo stesso supplemento ordinario, alla pag. 3), recante: «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria».

8. A decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale prevista dall'articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e' destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalita' di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell'1,5 per cento, e' versata ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.

Arch. Danilo De Girolamo

Segretario Generale

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10 giugno 2008

POSIZIONE DELLA UILBAC SULL'ORGANIZZAZIONE DEL MIBAC

Al Ministro Beni e Attività Culturali
Sen Sandro Bondi

Al Sottosegretario
On Francesco Maria Giro
Al Capo di Gabinetto
Dott Salvatore Nastasi
Al Segretario Generale
Prof. Giuseppe Proietti
Loro Sedi

Servizio: Segreteria Generale
Oggetto: Richieste modifiche Dpr 233/07 e d.m.28.02.08


On Ministro
Come richiesto dal suo Gabinetto le rimettiamo le richieste di modiche del d.m. 28 febbraio 2008.
Tuttavia si ritiene assolutamente necessario procedere anche ad effettuare alcune modifiche al il D.p.r. 233/07.
Le nostre proposte nascono dalla constatazione e dall’analisi delle enormi difficoltà che si registrano negli Istituti periferici, in particolar modo presso le soprintendenze che sono state completamente abbandonate.
Infatti a più riprese avevamo segnalato alla gestione politica precedente i limiti e le contraddizioni insite nel Dpr e poi nel d.m. di riordino , raccogliendo le richieste che provenivano dai Soprintendenti di settore , dei Direttori di Archivi e da tutto il personale .
L’esperienza dei primi sei mesi di attuazione del dpr 233 conferma che la struttura Ministeriale continua a rimanere fortemente centralistica poiché oltre alla numerosità delle Direzioni Generali Centrali , anche la nascita di ulteriori Istituti speciali quale ad esempio l’Istituto Superiore del Restauro dimostra che non ha alcuna relazione funzionale e operativa con l’Opificio delle Pietre Dure.
A ciò si aggiungono le enormi difficoltà finanziarie che dovranno affrontare anche altri Istituti speciali quali il Centro per il Libro, le Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze nonché lo stesso Archivio Centrale dello Stato.
Tutto ciò dimostra inequivocabilmente come la riorganizzazione non è stata realizzata per ciò che deve fare il Ministero, per ciò che dovrebbe essere la missione istituzionale, ma è stata costruita sui Dirigenti che c’erano , sulla loro collocazione o ricollocazione.
Questo ha penalizzato fortemente la struttura periferica, quella che tutti i giorni è chiamata a dare risposte ai cittadini e che è stata sottovalutata dal disegno di riorganizzazione poiché ad esempio continua a non venir raccolto il grido dall’arme di una realtà periferica in cui , tranne pochi casi non esiste un rapporto di collaborazione tra Direzioni Regionali e Soprintendenti di settore poiché in Italia vi sono 17 modi diversi di intendere il ruolo e la funzione dei Beni Culturali , tanti quante sono le Direzioni Regionali che a nostro avviso continuano a mantenere inalterate le funzioni che hanno costituito oggetto di contenzioso tra i diversi livelli dell’amministrazione .
Infatti l’aver confermato la funzione di stazione appaltante in capo alle Direzioni Regionali dimostra come la struttura di vertice Politica e Amministrativa centrale non ha voluto ascoltare le richieste , maturate dalle esperienze negative che sono arrivate da tutti i Soprintendenti di settore.

A giudizio della Uil occorre rimettere mano al Dpr di riordino anche alla luce delle nuove disposizioni dettate dalle modifiche apportare al Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio mediante :
• Riduzione delle attuali Direzioni Generali mediante una serie di accorpamenti , alcuni li aveva indicati lo stesso Consiglio Superiore entro un numero massimo di 7/8 . In tale logica esprimiamo apprezzamento per la proposta avanzata in merito la costituzione di una Direzione Generale Centrale ai Musei e noi aggiungiamo alla valorizzazione del patrimonio nazionale.
• Incremento della capacità operativa delle Soprintendenze attribuendogli, sulla base di quanto avviene attualmente per gli istituti Centrali autonomia, organizzativa,amministrativa ,contabile e strumenti di valutazione, attraverso le disposizioni di cui agli articoli da 12 a 22 del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805. Questo permetterebbe una maggiore autonomia e soprattutto flessibilità nella gestione delle risorse di provenienza statale nonché la possibilità di acquisire ulteriori risorse aggiuntive mediante l’offerta e la vendita di attività e prodotti a soggetti terzi.
• In tale contesto va riattribuita alle Soprintendenze di settore la funzione di stazione appaltante, per gli interventi di manutenzione del patrimonio da effettuarsi con fondi dello Stato o affidati in gestione allo Stato sui beni culturali presenti nel territorio di competenza.
• Il rafforzamento dei poteri e dell’autorevolezza dei Soprintendenti e del personale tecnico scientifico garantendone la loro autonomia dal potere politico.
• Semplificazione e riduzione dei passaggi burocratici, oggi sono 7 tra centro-periferia-centro, a cui si somma l’insostenibile quantità di risorse finanziarie che giacciono ferme nella contabilità speciale con gravissimo danni per i patrimonio culturale del paese ma anche per le casse dello Stato visto che su tali risorse i cittadini vi pagano gli interessi.
• Nella more della conclusione delle procedure concorsuali per l’area della Dirigenza occorre prevedere con una norma derogatoria speciale da inserire in sede di conversione, in uno dei decreti leggi all’esame del Parlamento, la possibilità di affidare gli incarichi dirigenziali non generali a personale del Ministero appartenente all'area C3 dotato dei requisiti di professionalità ed esperienza richiesti per il relativo svolgimento.

Infine la necessità di ridefinire una struttura che abbia la pretesa di durare nel tempo, almeno per dieci anni per di rimettere in pista una macchina che nel corso degli ultimi 5 anni è stata impegnata in ben 4 riorganizzazioni !


Roma 9 giugno 2008

Gianfranco Cerasoli
Segretario Generale

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